mercoledì 10 agosto 2016

Lo so.......

....non mi sono fatto vivo da diversi giorni.
Adesso iniziano le meritate ferie.
Ci rivediamo a settembre con nuove...nuovissime recensioni.
Non perdiamoci di vista, mi raccomando.

mercoledì 20 luglio 2016

TOM - Un nuovo miracolo per Commodore (Amiga e 64)


Si può nel 2016 inventare qualcosa di nuovo e di molto utile per le macchine Commodore?
La risposta è una sola: SI!!!
Dopo la favolosa e imbattibile “Princess” della Manosoft (recensita su questo blog un po’ di tempo fa) arriva un prodotto impensabile fino a poco tempo fa.
Il prodotto si chiama “TOM” ed ha una funzione semplice ma utilissima.
Ma prima di spiegare a cosa serve faccio un piccolo passo indietro … tempo fa giocando al mio biscottone mi è venuto un pensiero.
Ho pensato ai famosi joystick per Commodore a 9 pin e come questi saranno fra qualche anno merce rara.
Mi è venuto da pensare che saranno sempre meno quelli funzionanti e soprattutto quelli con l’impugnatura solida con tutti i direzionali perfetti.
Basta vedere quanto costano su ebay o altri siti di compravendita  i famosi “Albatros” che si avviano anche sui 50 euro al pezzo.
Addirittura io personalmente chiesi anni fa su diversi forum commodoriani se esisteva qualcosa come questo “TOM” (di cui adesso dirò l’utilità) ma tutti mi risposero picche.
Adesso è uscito in sordina questo prodotto che ho voluto provare con l’incognita e il rischio di buttare via i soldi.
E invece mi ha dato un enorme soddisfazione.
Adesso mi direte … ma ci dici a cosa serve?
Ebbene, partiamo dicendo che TOM si mette su una delle porte a 9 pin dell’Amiga o del Commodore 64 (in quest’ultimo dato che non si inserisce, ci vuole una piccola prolunga maschio/femmina venduta a parte).
Dalla parte opposta di TOM c’è una porta USB dove poter attaccare un gamepad usb.
Ebbene si!!! Avete capito bene!!!
Possiamo giocare al Commodore 64 o all’Amiga con un gamepad usb.
Io l’ho provato ed è una figata pazzesca.
Non ci saranno più problemi causati da joystick che spesso hanno problemi di funzionamento o che si rompono con niente.
Adesso possiamo giocare con un qualsiasi gamepad usb, con una sensibilità favolosa e senza il rischio in caso di rottura di non sapere dove andare a sbattere la testa.
Se lo volete comprare, andate su questi indirizzi:
Sono gentilissimi e se non specificato arriva già configurato per Amiga.
Se invece lo volete usare su Commodore 64 ricordatevi di comprare anche la prolunga e chiedetegli di farvelo arrivare configurato per il biscottone.
Un prodotto che non vi deluderà.

lunedì 11 luglio 2016

Battle Chess - Gli scacchi umani


Mettetela come volete ma a me i giochi di scacchi su computer o console non mi sono mai e poi mai piaciuti… a parte uno.
Ricordo che ce n’era uno per Commodore 64 (di cui non ricordo il titolo) che aveva ovviamente una grafica blanda, ma soprattutto aveva un tempo di attesa per la mossa del computer da orchite.
Esiste fortunatamente un eccezione straordinaria che mi ha fatto giocare ad un gioco virtuale di scacchi in maniera appassionata per ore ed ore.
Il gioco in questione l’ho giocato su Amiga, si chiama “Battle Chess”, uscì nel 1988 e fu sviluppato dalla Interplay Entertainment.
Un gioco di scacchi diverso da tutti gli altri che ha dalla sua una giocabilità che nessun gioco del genere è mai riuscito ad eguagliare.
Come funziona? Facile!
Si inizia con la classica scacchiera e con i pezzi sistemati sulle loro posizioni.
La grafica è colorata e lo stile è cartoonesco.
Ovviamente si devono conoscere le regole di questo fantastico gioco antico e quando si gioca la prima volta, provando la mossa iniziale di Battle Chess si resta a bocca aperta.
Non è il classico pedone statico che si muove in orizzontale e si ferma, ma addirittura prende sembianze umane e cammina sulla scacchiera fino a fermarsi nel nostro punto indicato.
Addirittura quando un pezzo deve mangiarne un altro si crea un vero e proprio combattimento.
Il pedone, la torre, l’alfiere, il cavallo, il re o la regina …. tutti i pezzi della scacchiera diventano umani e si muovono, combattono e ci divertono.
Perché la vera novità e gioia di questo gioco è proprio il divertimento.
I combattimenti animati sono favolosi, da sganasciarsi dal ridere.
Ogni pezzo muore sotto combattimento in modo diverso in base a chi lo distrugge quindi, per fare un esempio, il cavallo ha un differente modo di morire dovuto al fatto che a farlo fuori sia l’altro cavallo, la torre o qualsiasi altro pezzo.
E sono tutti combattimenti con relativa morte che fanno ridere: la torre che si sgretola, il re che resta in mutande, il pedone che scappa ma viene preso al secondo tentativo di fuga … insomma … è favoloso e comico.
Ammetto che il mio pezzo preferito di Battle Chess sia la torre.
Quando si anima sembra il personaggio della “cosa” dei Fantastici 4 e il suo modo di distruggere gli avversari spesso è a suon di cazzottoni che ricordano il rimpianto Bud Spencer.
L’ultimo appunto è sul livello di difficoltà del gioco: io non ho MAI vinto.

giovedì 7 luglio 2016

Caricamenti infiniti


Riprendo in parte un argomento che avevo intrapreso in altri post e che vorrei scrivere in maniera più dettagliata.
Se c’è una cosa che mi ha faceva perdere la pazienza, erano i caricamenti delle cassette Commodore.
Tutti quei minuti estenuanti erano spesso frustranti perché di solito mentre caricava il primo gioco mi facevo il panino alla Nutella, al secondo andavo in bagno, al terzo leggevo qualcosa e al quarto già non sapevo più che fare.
Purtroppo questo capitava quando c’era una nuova compilation da vedere, sopratutto quando avevo pappardelle tipo il supplemento Edigamma da “100 Games” con 4 cassette da 13 giochi per lato.
Da una parte la curiosità di vedere i giochi contenuti, dall’altra lo spappolamento degli attributi dopo un po’ di caricamenti.
Anche gli Special Program provocavano a volte queste attese estenuanti: prima caricava il testo con la spiegazione del gioco, poi dopo altri minuti di caricamento appariva il disegno a schermo fatto da Gil con la presentazione e poi alla fine arrivava il gioco vero e proprio … tutto questo dopo diversi minuti di attesa davanti allo schermo.
Purtroppo spesso i giochi che arrivavano erano delle vere e proprie ciofeche, quindi l’attesa ricominciava ricaricando il gioco successivo.
Ovviamente il trucco era quello di segnarsi su un quaderno il nome della cassetta con i nomi dei giochi con relativo numero del contatore, stando attenti a partire dallo 000 e a non premere il reset del contatore durante lo svolgimento di tutta la cassetta.
Il problema sorgeva quando per qualsiasi motivo andava cambiato il registratore, ognuno aveva la sua velocità del timer e quindi non tornava con quello segnato sul quaderno, dovendo ricominciare tutto da capo.
In questo frangente con i registratori che avevano il tasto laterale che faceva sentire il suono della cassetta mentre girava avevamo vita facile, perché sentivamo le pause e gli stacchi della fine di ogni programma … altrimenti era un gran casino.
L’arrivo del floppy è stato un evento perché non solo era più veloce, ma potevamo scegliere il gioco indipendentemente dalla posizione in cui era inserito.

mercoledì 22 giugno 2016

La musica come il Commodore - Emozioni uniche


In questo post uscirò un po’ fuori dall’argomento principale anche se mi rendo conto che quello che sto per dire non è così lontano da questo Blog che parla dei miei ricordi videoludici datati Commodore.
Mi è venuto da pensare alla musica e come questa sia collegata ai sistemi Commodore sia per i ricordi che per le sensazioni che regala.
Mi sono ritrovato in preda degli anni durante la mania Commodoriana ad andare allo Stadio Artemio Franchi di Firenze con i miei amici per vedere il mio primo concerto.
Era il 1986, il concerto si intitolava “Assolo” e il cantante era Claudio Baglioni.
Vedere questo cantante in un mega palco da solo a gestire tutti gli strumenti e a riuscire ad emozionare uno stadio stracolmo fu per me un amore musicale a prima vista, dato che di Baglioni conoscevo poche canzoni ed ero andato al concerto soprattutto per stare con i miei amici.
Poi arrivò il 1988 dove mi ritrovo allo stadio di Modena con mio fratello a vedere i grandi e immensi Pink Floyd.
Anche lì fu amore musicale, prima del concerto conoscevo già molte delle loro canzoni, ma tutti quegli effetti, quella bella musica e quella mitica chitarra mi mandarono fuori di testa.
Ebbene  … direi due tipi di musica differenti ma che sono rimasti nel mio DNA al punto tale che mi sono ritrovato quest’anno a vedere il concerto dei “Capitani Coraggiosi” con il duo Baglioni-Morandi e l’anno scorso il concerto del mitico David Gilmour (chitarra e voce dei Pink Floyd).
Tutto questo per provare sensazioni, ricordi, odori, stupori e meraviglie di un tempo andato che viene riassaporato dalle piccole cose.
E’ un po’ come quando adesso riaccendo il mio Commodore 64, un modo come un altro per non sentire il tempo che passa.

venerdì 17 giugno 2016

Special Program - Il re delle cassette da edicola



Vorrei tornare sull’argomento che tratta le famose cassette da edicola.
Volenti o nolenti queste cassette hanno fatto parte della mia vita ed hanno avuto un ruolo importantissimo in quella di molti videogiocatori degli anni ’80.
Mi ha sempre colpito come suddette cassette fossero fatte bene, sia graficamente che strutturalmente.
La rivista più venduta, che fece storia e che può vantare la nomea di essere la regina incontrastata delle cassette pirata fu senz’altro “Special Program”.
Special Program faceva parte del gruppo editoriale SIPE con sede a Milano.
Sipe produsse molte altre riviste mitiche con software pirata e tra le più famose spiccano: “Special Playgames”, “Hit Parade” e “I magnifici 7”.
La cassetta inclusa in Special Program aveva ovviamente due lati ed ognuno era dedicato ad un sistema specifico: uno al Commodore 64 (con etichetta arancione) e l’altro allo Spectrum (con etichetta blu).
La rivista era a colori ed aveva all’interno le foto dei  giochi con le istruzioni.
In ogni pagina c’erano spiegati due giochi, uno Commodore e l’altro Spectrum.
Si trovavano anche aneddoti su sistemi e periferiche in voga, uno spazio per la posta e uno per il mercatino dell’usato.
La cassetta all’inizio caricava un bellissimo disegno dove un Commodore ed uno Spectrum si tenevano per mano sorridendo, dopodichè, tramite testo che scorreva  su video partiva un’introduzione iniziale dove venivano presentati i giochi contenuti all’interno.
Finita l’introduzione partiva il primo gioco e per ognuno venivano caricate le istruzioni (sempre con testo che scorreva a video) con la spiegazione dello stesso e con i vari comandi da usare.
Dopo (sempre su schermo) arrivava il disegno a colori ispirato al gioco che stavamo caricando creato da “GIL”.
Gil per me era un grande … riusciva a fare dei veri e propri quadri a colori sul nostro Commodore 64 ed erano veramente ben fatti.
Infine dopo l’attesa infinita, finalmente arrivava il nostro gioco.
I vari software erano stati convertiti in italiano e con un titolo diverso rispetto all'originale, quindi poteva capitare che ci fosse qualche bug qua e là o che il gioco funzionasse male.
I numeri usciti di Special Program furono 92, l’ultimo numero era targato Dicembre 1992 e la produzione cessò a causa della legge sulla pirateria che partiva da Gennaio 1993 ed obbligò tali riviste a non uscire più.
Peccato… quanto avrei voluto vedere un numero 100 di questa fantastica rivista.
Una vera e propria pietra miliare.

mercoledì 15 giugno 2016

Q-Bert su Vic 20 - La perfezione mancata


Eccomi qua!!!
Dopo tanto tempo finalmente trovo il tempo di poter scrivere un nuovo post relativo al mio mondo Commodore.
Non potevo fare a meno di parlare di un gioco che mi ha regalato ore di divertimento nelle prime apparizioni presso le sale giochi o i bar.
Il gioco di Q-Bert  è ormai facente parte della storia dei Videogames e nell’epoca 8-16 bit non esisteva sistema che non avesse questo gioco incluso nel suo catalogo.
Molte delle versioni casalinghe assomigliano a quella relativa all'originale soprattutto grazie alla semplicità grafica e alla giocabilità che non era difficile da emulare.
Il gioco originale è targato 1982 ed è diventato un vero e proprio CULT del mondo videoludico.
Tra le tante versioni uscite nei vari sistemi  Commodore quella che mi ha entusiasmato meno è relativa al Vic 20.
Non tanto per la giocabilità che è buona, quanto per la grafica.
Vedere il nostro Q-Bert e relativi nemici saltellare con quadrato a sfondo nero non era proprio il massimo della vita.
Ovviamente il Vic 20 era un sistema povero e più di tanto non gli si poteva chiedere, ma non potevo vedere uno dei miei giochi preferiti in quelle condizioni.
Peccato, senza quei quadrati neri intorno alle sagome sarebbe stata veramente un’ottima conversione.