martedì 27 febbraio 2018

L'impero scomparso


Molto spesso ripenso a quello che è stato il mio mondo Commodore.
Ho tante altre cose nella vita a cui pensare, ma la fabbrica Commodore ha formato e plasmato la mia vita a livello videoludico e di passione per i computer e i videogiochi.
Inizialmente ho avuto un Commodore Vic 20, poi mi sono accaparrato il Commodore 64 ed ho finito con l’Amiga 500 con tanto di espansione di memoria.
E poi?
E poi è finita lì.
La Commodore fallì.
Ed io tante, tante, tantissime volte mi sono chiesto come siano stati capaci di far fallire una così immensa azienda dal patrimonio importante.
Avere un impero  e lasciarlo sfuggire di mano per scelte troppo azzardate e sbagliate.
Fermarsi al dire “noi siamo la Commodore e possiamo tutto” e far uscire sistemi inutili e invenduti che erano solo cloni sfigati di questi tre sistemi che hanno fatto la fortuna del marchio.
Amiga in versioni innumerevoli (500, 600, 1200, 2000 ecc. ecc.), Commodore in versioni più o meno simili (64, Plus4, 16) e altri sistemi che è meglio non menzionare per rispetto di questa meravigliosa azienda che tanto ha fatto a noi bambini degli anni 80/90.
E ancora stento a credere che si siano lasciati sfuggire di mano un qualcosa che se fosse stata gestita come avrebbero dovuto (e potuto) forse avrebbe dominato il mercato ancora per molto tempo.
Mi viene spesso da pensare che cosa non avrebbe fatto la Commodore se fosse ancora in auge oggi.
Soprattutto a me quello che destabilizzò a suo tempo (forse anche per mancanza di informazioni precise a causa di un internet che a suo tempo non esisteva) è stata l’improvvisa scomparsa del marchio.
Non un declino lento, ma uno schianto improvviso che lasciò molti appassionati con la bocca asciutta e amara.

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